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Il ritorno a casa della Madonna col Bambino di Sansovino

Data: 16/12/2016

Grande risalto nel Museo del Cenedese di Vittorio Veneto per il rientro del prezioso rilievo in cartapesta dipinta restaurato dall’Istituto. In un video il racconto dell’intervento

Nell’atrio dell’elegante Palazzo della Comunità di Serravalle, sede del museo, è ospitata fino al prossimo 26 febbraio La Madonna col Bambino di Jacopo Sansovino. Mostra sul restauro dell’opera eseguito dall’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro. La mostra, inaugurata lo scorso 8 dicembre, illustra attraverso una serie di pannelli didattici realizzati dall’Associazione MAI (responsabile della gestione dei servizi educativi del Museo del Cenedese) dell’intervento completato nel 2016 dall’Istituto.

In occasione della restituzione dell’opera al museo vittoriese è stata inoltre realizzato una video-intervista in cui Gloria Tranquilli (restauratrice ISCR che ha coordinato l’intervento) racconta le fasi del restauro e i complessi problemi con i quali il gruppo di lavoro dell’ISCR si è dovuto confrontare. Il video è disponibile sul canale Youtube dello stesso museo.

Note di restauro

Il rilievo è una delle rare e preziose testimonianze di opere in cartapesta del Cinquecento, la cui caratteristica è la riproducibilità seriale da una stessa matrice. L’esemplare del Cenedese, con finitura superficiale monocroma, imita i più nobili esemplari in marmo ed è considerato il prototipo di una serie di Madonne in cartapesta attribuite a Sansovino: è infatti noto come “modello di Vittorio Veneto”. E’ ottenuto con la tecnica della matrice a tasselli versando un impasto, ricavato dalla macerazione di stracci e mescolato a colla di origine animale, in una forma creata dal calco di un modello andato perduto. Ad oggi sono note 13 varianti di cui 11 tratte proprio dal “modello di Vittorio Veneto”: la Madonna col Bambino esposta al Louvre presenta lo stesso tipo di finitura monocroma, mentre un esemplare policromo, restaurato dall’ISCR nel 2006, si conserva nel museo del Bargello a Firenze.

L’opera è documentata fin dalla metà del Settecento a Serravalle, nel Trevigiano, nella chiesa di Santa Augusta al Monte di proprietà dell’Ospedale; dalle fonti è spesso descritta “di gesso” o “di stucco”, racchiusa in una cornice in legno. Nell’Ottocento le sue condizioni conservative risultano critiche, in seguito a spostamenti e collocazioni improprie. Nel 1889 figura nell’Archivio dell’Ospedale, deturpata da “rappezzature” eseguite da mani inesperte. Nel 1938 entra a far parte delle Civiche Collezioni di Oggetti d’Arte di Vittorio Veneto ed è probabilmente restaurata.

Nel 1988-89 la Madonna è sottoposta a restauro presso l’ICR (ora ISCR): vengono eseguite indagini quali la radiografia, per la conoscenza della tecnica esecutiva, e l’osservazione al microscopio di sezioni stratigrafiche per individuare i materiali costitutivi. Il restauro ha comportato un lungo lavoro di rimozione delle grossolane stuccature e ridipinture, il consolidamento e fissaggio delle porzioni distaccate e la ricostruzione delle lacune del modellato con polpa di pura cellulosa.

A distanza di circa 25 anni l’opera è tornata nei laboratori dell’ISCR per una revisione del precedente restauro, a causa della presenza di fessurazioni nel supporto ligneo e distacchi della pellicola pittorica localizzati principalmente nella tavola di fondo. L’intera superficie presentava inoltre un ingiallimento omogeneo e l’alterazione dei ritocchi che ottundevano il modellato e impedivano di apprezzarne la bellezza.

Le nuove indagini hanno permesso di approfondire la conoscenza dei materiali costitutivi e della tecnica esecutiva e di caratterizzare gli strati non originali presenti sulla superficie dipinta, causa principale dell’alterazione cromatica. La cartapesta è risultata realizzata con fibre ottenute da stracci di lino e/o canapa e colla animale. L’osservazione in luce UV ha evidenziato materiali fluorescenti di tipo organico e inorganico, sia originali che provenienti da interventi conservativi. L’analisi XRF ha consentito di caratterizzare i pigmenti impiegati negli strati pittorici, le stuccature e le lamine metalliche. I microprelievi sono stati studiati con tecniche analitiche diverse: microscopica, micro-FTIR, micro-Raman ed analisi SEM-EDS.

Il restauro ha permesso di ristabilire l’adesione della pellicola pittorica e di restituire al rilievo l’equilibrio dei valori cromatici e volumetrici. La disomogeneità della superficie, insieme alla compresenza di tre materiali diversi - la cartapesta originale, le integrazioni in polpa di carta e la pellicola pittorica - ha condizionato le scelte operative, rendendo l’intervento particolarmente lungo. Per la pulitura si è utilizzato un gel a pH controllato con l’aggiunta di un solvente organico neutro, mentre per le zone di cartapesta originale e di carta di rifacimento è stato utilizzato un sistema acquoso, supportato anch’esso da gel per evitare l’imbibizione del supporto altamente igroscopico. Per la tavola di fondo si è utilizzata una miscela di solventi organici neutri applicata a pennello su carta giapponese.

Le lacune più estese, con cartapesta originale a vista, e le ricostruzioni in polpa di carta del restauro del 1989 sono state lasciate leggermente sottolivello e non stuccate; quelle più piccole ma profonde sono state stuccate a livello con gesso e colla. L’integrazione pittorica è stata eseguita con velature all’acquerello sottotono per uniformare la disomogenea cromia e valorizzare la bellezza del modellato.

Sul supporto in legno, le lacune della pellicola pittorica sono state stuccate a gesso e colla e poi integrate cromaticamente a tratteggio. Limitati ritocchi con colori a vernice hanno completato la reintegrazione pittorica che si è conclusa con una leggera verniciatura finale a base di resine inalterabili alla luce.

Restauro eseguito in accordo con: Museo del Cenedese, Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso.

Gruppo di lavoro ISCR: Direzione lavori: L. D’Agostino; Direzione operativa: M.V. Quattrini, G. Tranquilli; Restauro: M.V. Quattrini, G. Tranquilli, M.S. Storace; Indagini chimiche: M. Ioele; Indagini biologiche: G.F. Priori; Documentazione fotografica e riprese in fluorescenza UV: A. Rubino; Documentazione grafica: M. Bucci.
Collaborazione al restauro: S. Di Marcello, “Conservazione e Restauro di Beni Culturali”, Roma
Collaborazione alle indagini fisiche: ENEA - Unità Tecnica Sviluppo di Applicazioni delle Radiazioni - L. Caneve, V. Spizzichino, M. Graneri, M. Francucci, A. Danielis

Visita il sito del Museo del Cenedese di Vittorio Veneto

Video disponibile alla pagina Youtube del museo

Foto in homepage e foto grande in questa pagina gentilmente concesse dal Museo del Cenedese di Vittorio Veneto
Foto accanto al testo: la
Madonna col Bambino di Jacopo Sansovino dopo l’intervento di restauro (foto di Angelo Rubino ©ISCR-MiBACT 2016)