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  • Restauri - Restauri conclusi
  • Il rotolo dipinto giapponese "dei trentatré cavalli", Museo Stibbert, Firenze

  • Alla stanga, Giovanni Segantini, Galleria nazionale d'arte moderna, Roma

  • Tibiae, Museo degli Strumenti Musicali, Roma

  • Rotella da parata in cuoio. Museo Bagatti-Valsecchi, Milano

  • Gli affreschi di Polidoro da Caravaggio dal Casino del Palazzo del Bufalo a Roma

  • Angelo in maiolica, Museo dell'Opera del Duomo di Orvieto

  • Storie di Sant'Orsola. L'arrivo a Colonia, Vittore Carpaccio, Gallerie dell'Accademia, Venezia

  • La cassaforte della casa dei Vettii, Pompei

  • Cromatica, Guido Strazza, Macro, Roma

  • Mappa toroidale di 5 paesi e 4 colori, Sergio Lombardo, Macro, Roma

  • Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo

  • La peschiera della villa romana di Torre Astura, Nettuno, Roma

  • Il polittico di Santa Sabina, cappella di San Tarasio, chiesa di San Zaccaria a Venezia

  • Elefantino di piazza della Minerva a Roma

  • Baia sommersa, Villa dei Pisoni, Pavimento in mosaico bianco

  • Baia sommersa, Terme di Punta dell'Epitaffio. Pavimento in opus sectile

  • Baia Sommersa, Via Erculanea

  • Pietà con San Giovanni, la Maddalena e un Vescovo, Chiesa di Sant'Agostino, Gallese

  • Il Mitra tauroctono dalla Civita di Tarquinia

Restauri conclusi

  • Autoritratto in argilla di Ippolito Scalza, Orvieto

    In questa sede si presenta il restauro di una testa in argilla proveniente dai depositi dell’Opera del Duomo di Orvieto. La testa è quel che rimane di un modello in argilla della statua marmorea di San Tommaso, realizzata da Ippolito Scalza e posizionata nella cattedrale nel 1587, nell’ambito del progetto del ciclo scultoreo dell’Apostolato. E’ testimoniato che la figura di San Tommaso sia un  autoritratto di Ippolito Scalza, che si ritrae qui in veste di architetto.
    Escludendo il basamento, la testa è alta circa 45 cm, realizzata con argilla caricata con fibre di materiale organico e rifinita superficialmente con uno scialbo bianco di calce. Attualmente risulta vincolata a un basamento in marmo con il logo dell’Opera del Duomo, risalente probabilmente al 1882.
    Il restauro, condotto nel laboratorio “Ceramiche, Vetri e Smalti” dell’ISCR, ha offerto l’occasione di studiare questa pregevole opera e di approfondire le tecniche esecutive che l’artista ha usato per costruire il modello della statua. Oltre a ciò, le problematiche conservative che poneva erano piuttosto insolite, data la peculiarità del materiale costitutivo.
    Il manufatto versava in preoccupanti condizioni di degrado e per eseguire l’intervento di restauro è stato necessario fare un’attenta selezione dei materiali da usare, al fine di identificare quelli più idonei.
    L’opera risultava compromessa anche dal punto di vista statico, pertanto è stato indispensabile creare un nuovo sistema di sostegno, per la cui realizzazione ci si è avvalso delle collaborazione con la ditta Equilibrarte (Antonio Iaccarino Idelson, Carlo Serino).

    Inoltre si ringrazia Alessandra Cannistrà dell’Opera del Duomo di Orvieto per la sua cortese collaborazione.

     

    Il lavoro è stato oggetto della seguente pubblicazione:

    Huber E., Iaccarino Idelson A., Serino C.,  Cannistra A.,  Il restauro di un’opera d’arte molto degradata: la testa del modello in argilla della statua di san Tommaso dal Duomo di Orvieto, in In: Lo Stato dell’arte, XIV Congresso Nazionale IGIIC,  L’Aquila  20-22 Ottobre 2016, pp. 279-288

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  • Anfora in vetro da Montecilfone, Campobasso

    Nel giugno del 2015 è stato portato nel laboratorio “Ceramiche, Vetri e Smalti” un reperto in vetro frammentario proveniente da una sepoltura femminile nella località Montecilfone (CB) in Molise. Si trattava di un’anfora in vetro dal colore poco leggibile perché scurito per effetti dell’interramento, estremamente frammentata, che al suo arrivo era ancora nel blocco di terra con il quale era stata recuperata dallo scavo. Il pessimo stato di conservazione del manufatto rendeva l'intervento di restauro delicato e difficile.

    Con il presente contributo si intende illustrare questo tipo di intervento.

    Prima dell’ intervento di restauro la forma del vaso era poco comprensibile e classificata come “probabile brocca”. Solo nel corso del restauro si è potuto accertare che si tratta di un' anfora in vetro leggermente verdognolo, alta circa 21cm.  Ha un corpo globulare fino alla spalla, a partire dalla quale si assiste ad un cambiamento del profilo. Dalla spalla si innestano due anse verticali a nastro con nervature centrali, che finiscono sul collo cilindrico. Questo si allarga poi a imbuto e termina in un labbro ripiegato, decorato esternamente con dei filamenti in vetro applicato.
    Lo spessore del vetro è molto disomogeneo e varia da molto sottile (meno di un millimetro sul ventre) a molto grosso (per esempio lo spessore delle anse, di ben 5 mm). Il manufatto è ottenuto per soffiatura a bocca, con successiva applicazione del piede ad anello e delle due anse.
    Si tratta di un tipico oggetto della produzione del vetro romana del III. sec. d.C., datazione confermata anche dagli altri reperti rinvenuti nella tomba.

     

     

     

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  • Il Presepe del Museo Nazionale d'Abruzzo, L'Aquila

    L’intervento conservativo svolto dall’ISCR, a seguito del sisma aquilano del 2009, sul Presepe, opera del XVI sec. in terracotta policroma e dorata, attribuita al noto artista abruzzese Saturnino Gatti, ha offerto l’opportunità non solo di studiare e confrontare da un punto di vista stilistico questo gruppo scultoreo, ma anche di comprendere e approfondire le tecniche di esecuzione, confrontandole con varie opere in terracotta dello stesso ambiente e periodo, sulla scorta delle conoscenze e dei dati acquisiti durante il lavoro di restauro.
    Tra le opere a confronto si è ritenuto di prendere in considerazione un'opera certa di Saturnino Gatti, la "Madonna con il Bambino " della Basilica di Collemaggio, oggetto di particolari attenzioni conservative da parte dell' Istituto, per verificare e confrontare con il "Presepe", solamente attribuito al Gatti, sia le tecniche di esecuzione ma anche i nessi stilistici, o le differenze nel ductus operandi sulle due opere, per rintracciare eventualmente una differente mano artistica vicina a Saturnino Gatti.
    Tra i tanti autorevoli artisti del rinascimento aquilano, si ipotizza che Paolo  Aquilano il vecchio, autore del Presepe di Leonessa, possa aver lavorato al Presepe di Santa Maria del Ponte.

    Il lavoro è stato oggetto della pubblicazione dal titolo: Il restauro di due opere in terracotta dipinta, il Presepe di Santa Maria del Ponte e la Madonna di Collemaggio, editore Gangemi.

     

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  • Le vetrate della cappella della Maddalena, Assisi

    A partire dalla metà degli anni ’80 del Novecento l’ISCR ha inserito tra le sue linee di ricerca il problema di applicare al restauro delle vetrate il metodo critico e scientifico basato sulla Teoria del restauro di Brandi, obiettivo non facile se si considera che la vetrata ha un aspetto funzionale e partecipa dell’architettura con un ruolo da protagonista nel graduare e colorare la luce che la attraversa nelle diverse ore del giorno e nelle diverse condizioni stagionali.
    La possibilità di disporre di impalcature in occasione dei restauri ai dipinti, i cui primi cantieri risalgono al 1942, ha consentito all’ISCR di effettuare, a partire dai primi anni ’90, diverse campagne di controllo delle vetrate in situ, mentre parallelamente veniva inventariato e schedato tutto il materiale vetrario dei magazzini, parte del quale restaurato. Questo lavoro ha consentito di raccogliere una notevole messe di dati tecnici e scientifici utile a far luce sulle vicende conservative di tutto il corredo vetrario della Basilica.
    Nel 2007, per motivi conservativi e didattici, è stato eseguito un intervento pilota su una luce della quadrifora della cappella della Maddalena nella Basilica Inferiore sotto la direzione di Giuseppe Basile con la partecipazione di Marina Angelini, Giulia Barella, Manuela Moraldi e degli studenti del  58° e 59° del PFP4.
    Con fondi del Ministero per i Beni e le Attività culturali del 2011 è stato possibile finanziare il completamento del restauro delle altre tre luci della finestra. I diciotto pannelli sono stati rimossi dalla loro sede e trasferiti presso il laboratorio della cooperativa CBC a Roma, dove è stato eseguito il loro restauro.  Al termine, in concomitanza con il rimontaggio dei pannelli nella quadrifora, è stato possibile intervenire sull’intera decorazione vetraria soprastante, costituita dal rosone e dalle residue decorazioni di tondi e spicchi che lo circondano. Il completamento del restauro è stato eseguito in situ senza smontare i singoli pannelli dalla struttura architettonica.
    Il lavoro di completamento è stato affidato in associazione temporanea di impresa alle ditte Laura Rivaroli, Massimiliano Massera e alla cooperativa CBC.

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